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STELLANTIS, PREOCCUPAZIONI FONDATE

12Giu

Le preoccupazioni emerse con la mia interrogazione del 10 marzo scorso, sul rischio che correvano i dipendenti diretti e in somministrazione di Stellantis (ex Fiat) dello stabilimento di Melfi, erano fondate.

Per i 7.200 dipendenti dello stabilimento di Melfi, la cassa integrazione è sempre stata attuata a rotazione con un numero variabile dai 1.000 ai 1.500 unità già da settembre 2018, e nella settimana 3-10 maggio 2021 lo stabilimento è stato completamente chiuso causa crisi di mercato derivata dall’emergenza sanitaria; stessa sorte si prevede per gran parte di agosto. I motivi sono di varia natura: crisi di mercato, mancanza di componenti essenziali alla produzione di semiconduttori, pandemia in corso.

A gennaio di quest’anno nasceva Stellantis dalla fusione fra Fiat-Chrysler e il Gruppo Peugeot con annuncio dell’AD, Carlos Tavares, del taglio dei costi di produzione senza chiarire in quale direzione.

In questi ultimi mesi, molteplici sono stati gli allarmi lanciati dalle organizzazioni sindacali e dalle diverse interrogazioni parlamentari, come nell’ultima interpellanza urgente del deputato potentino del M5S, Luciano Cillis, in cui si evidenzia anche lo spostamento della produzione di batterie in Spagna.

Si chiede un tavolo che metta insieme i rappresentanti dei lavoratori, i responsabili dell’azienda e funzionari del MISE per conoscere le intenzioni dell’azienda su tutti le parti in produzione nello stabilimento di Melfi e in generale sugli insediamenti in Italia nella evoluzione elettrica a idrogeno dell’automotive.

Il Sottosegretario Battistoni ha risposto ai tanti timori provenienti da più parti confermando le attenzioni che il Governo ripone sulla situazione in mutamento dentro Stellantis e ammonisce l’azienda al rispetto degli impegni presi (fra cui il mantenimento del numero di occupati) che hanno potuto aprire le porte alle garanzie statali (SACE) per oltre 5,6 miliardi di euro corrispondente all’80% del finanziamento richiesto dal gruppo FCA. Il monitoraggio della situazione dell’automotive è stato intensificato con il tavolo permanente istituito il 22 aprile scorso, soprattutto per evitare ulteriori acquisizioni di aziende italiane o delocalizzazione degli impianti.